• Libertine Queen

Io sono qui per servirti - parte 1

Fu subito rapita da racconti di donne che avevano scelto un percorso di totale sottomissione al proprio uomo. Storie di intimità, a volte perversa, nate al confine tra dolore e piacere, sofferenza e redenzione, tutte con l’unico scopo di sperimentare con coraggio i confini del proprio pudore, di aprire la porta a nuove emozioni, cercando nel proprio io le chiavi di una nuova dimensione.


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Parte 1

Decise di non cenare quella sera, scegliendo di nutrirsi di quelle parole e immagini ancora in parte sconosciute.

Si mise comoda su una poltrona al centro del suo terrazzo, e fu subito assalita dal vento caldo e umido che da giorni insisteva tra le mura della città.

L'afa che la circondava pareva non curarsi dell'arrivo della sera, concedendo alle cicale qualche minuto in più per esibirsi nel loro canto ipnotico prima di scomparire.

Era sola, in compagnia di un libro ritrovatosi in valigia dopo il suo ultimo weekend trascorso con uno sconosciuto incontrato per caso a una cena con amici. Quel libro sembrava avere un particolare significato per lei.

Testimoniava l'ardore e la veemenza sperimentata in quelle notti, un pegno per rivivere quelle emozioni, e forse anche qualcosa in più. Era una ragazza ormai adulta, minuta ma ben fatta, un sorriso fiero e appagato che accompagnava con grazia i contorni gentili del suo viso.

I fianchi stretti ne accentuavano le curve, che muoveva con eleganza e disinvoltura senza farsi troppo notare. I capelli folti, mai invadenti, sembravano avere una vita propria, cambiando continuamente a seconda del tempo; ora lisci ora ricci.

Indossava una comoda maglietta di cotone che ben si adattava alla temperatura estiva del periodo. Una gonna e nient'altro indosso.

Avvertì come un impulso quella sera, spinta forse dal desiderio di scuotere la sua vita, costruita con pazienza e rettitudine, per sperimentare qualcosa di diverso, un viaggio introspettivo verso una nuova consapevolezza di sé e del proprio sesso.

Quella stessa provata giorni prima tra le braccia di quell'uomo.

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Arrivò quasi per caso, come spesso accade nei momenti importanti della vita, quel bacio rubato per gioco durante un pomeriggio al mare.

Immersa nell'acqua, si ritrovò all’improvviso seminuda tra le sue braccia, vivendo con inaspettata naturalezza l'attrazione per il suo corpo e per il modo con cui lui le parlava e la metteva a suo agio. Si lasciarono dopo due notti trascorse insieme, portando con loro i ricordi di quel letto disfatto e impregnato dei loro odori.

Capì subito che sarebbe stata più di una banale avventura, quando nonostante i timori iniziali e il lungo viaggio da compiere, decise di incontralo nuovamente.

Lo fece e non se ne pentì.

E di tutte le cose rimaste impresse nella sua memoria, fu proprio la scoperta di una nuova forma di piacere interiore, celato ma potente, a stupirla oltre ogni immaginazione. Un miscuglio di sensazioni intime, quasi inconfessabili, portatrici di una forza tale da minare alcune delle sue più profonde certezze.

Aprì con cura l’ultima pagina letta il giorno precedente, e riprese il suo viaggio. Fu subito rapita da racconti di donne che avevano scelto un percorso di totale sottomissione al proprio uomo. Storie di intimità, a volte perversa, nate al confine tra dolore e piacere, sofferenza e redenzione, tutte con l'unico scopo di sperimentare con coraggio i confini del proprio pudore, di aprire la porta a nuove emozioni, cercando nel proprio io le chiavi di una nuova dimensione. Quella appunto che lei, per la prima volta nella sua vita, sentiva di poter sperimentare insieme a lui.


"Serve la massima concentrazione perché tu possa sentirti completamente mia. Lo capisci questo vero?”, le disse con voce ferma e suadente. "Si" rispose lei, fissandolo negli occhi mentre cambiava espressione.

Mentre leggeva, le immagini dei racconti si sovrapponevano ai ricordi di quelle sere, creando un groviglio di emozioni pronte a esplodere da un momento all’altro.

Le disse di inginocchiarsi davanti a lui, in segno di reverenza, così da poterla raggiungere comodamente con il palmo della mano e accarezzarla sulla testa prima, dietro le orecchie e sulle guance poi. La mano era gentile ma pesante, trasmetteva passione e intimoriva allo stesso tempo. Le chiese di non sorridere mentre lo faceva e di non sottovalutare l’importanza di quel gesto. Non era un gioco ma un momento in cui potersi connettere con la parte più profonda di sé, attraverso una forma di dedizione incondizionata.

"Serve la massima concentrazione perché tu possa sentirti completamente mia. Lo capisci questo vero?”, le disse con voce ferma e suadente.

"Si" rispose lei, fissandolo negli occhi mentre cambiava espressione.

"Brava… così va meglio", rispose accennando a un debole sorriso. Lei fece un respiro profondo, come per allentare la tensione che sentiva crescere dentro lo stomaco, si rilassò, chinò il capo baciò il dorso della sua mano.

Lui le prese la nuca stringendole con dolcezza i capelli, le spinse il viso sul suo ventre, tanto da lasciargli appena lo spazio per respirare, e le intimò di non muoversi.

"È un atto di rispetto”, aggiunse lui.

"Si, lo so», rispose lei, mostrando di averne capito il significato. Trascorse quasi un minuto senza che nessuno dei due disse una parola, un tempo lunghissimo per certi versi, ma sufficiente a offrirle quelle risposte che da tempo cercava.

"Credo di capire ora mio Signore”, disse con voce tremante rimanendo immobile a un centimetro dal suo ombelico.

Lui sorrise appagato, chiuse gli occhi e sperimentò un’erezione potente che lo pervase all’istante. Il membro si riempì di sangue, s’inturgidì, sfiorandole appena la guancia.


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Lei capì, e senza attendere altre istruzioni, spalancò la bocca per ricevere la sua punizione. Un getto copioso di saliva densa e biancastra la raggiunse in pieno, riempiendole la bocca e ricoprendo interamente il labbro inferiore. "Resta immobile", le disse, stringendo ancor di più i folti capelli dietro la nuca.



Un respiro profondo tradì le sue emozioni, portandola istintivamente ad aprire la bocca per sentirne la consistenza.

Lui l'allontanò di scatto strattonandola per i capelli, mentre i suoi occhi, colti da una smorfia di stupore, si interrogavano sul perché di quel gesto.

"So che siamo ancora agli inizi, ma non dimenticare mai chi sei in questi momenti, cosa ti è consentito fare e cosa no", le disse provocandole una smorfia di piacevole dolore.

"Si mio Signore", rispose lei stringendo i denti e mostrando un sincero pentimento. Lui la guardò senza pronunciare parola, con aria inespressiva, fissandole la lingua che si intravedeva per averle piegato il collo all’indietro in segno comando.

Lei capì, e senza attendere altre istruzioni, spalancò la bocca per ricevere la sua punizione. Un getto copioso di saliva densa e biancastra la raggiunse in pieno, riempiendole la bocca e ricoprendo interamente il labbro inferiore.

"Resta immobile", le disse, stringendo ancor di più i folti capelli dietro la nuca. Le piegò nuovamente il collo, osservando lo strato di saliva che lentamente scivolava giù verso la gola.

Lei respirava a fatica e si impegnava al massimo per non tossire.

"Voglio vederti ingoiarla senza deglutire", ordinò fissandola negli occhi.

"So che puoi farcela", continuò con dolce fermezza.

Non potendo rispondere, fece un cenno con la testa, rassicurandolo sulla riuscita di quel compito con la sola intensità dello sguardo. Ebbe una seconda violenta erezione a seguito di quel gesto, e faticò nel mostrarsi impassibile mentre osservava il suo liquido scomparire lentamente nel fondo del palato e l’impegno di lei nel controllare il respiro per impedirsi di deglutire.

"Bene", disse lui, mollando la presa per concederle il tempo di riprendere fiato. Lei deglutì istintivamente, fece un profondo respiro e sorrise con composta soddisfazione asciugandosi le lacrime prodotte dallo sforzo.


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Aggiunse un terzo dito, per riempirla ancora di più e impedire in parte il passaggio dell’ossigeno. E ancora una volta, lo sguardo di lei, intimorito, tenace e pronto all’obbedienza, scatenò in lui una nuova improvvisa erezione.





“Non abbiamo ancora finito”, disse lui osservando la sua reazione.

“Puoi fare quello che vuoi mio Signore, io sono qui per servirti”, fu la risposta che sussurrò con un filo di voce, spalancando nuovamente la bocca e fissandolo con disarmante innocenza.

Questa volta lui avvicinò le dita alle labbra, e con delicatezza, le infilò in bocca accarezzandole la lingua dalla punta per poi scivolare delicatamente verso il fondo. Si fermò per osservare la sua reazione, per capire se provasse le emozioni che lui si aspettava, se la sua volontà era totalmente proiettata verso di lui, verso la profondità di quel gesto, quell’atto di sottomissione che l’avrebbe

fatta sentire ancora più sua.

Aggiunse un terzo dito, per riempirla ancora di più e impedire in parte il passaggio dell’ossigeno.

E ancora una volta, lo sguardo di lei, intimorito, tenace e pronto all’obbedienza, scatenò in lui una nuova improvvisa erezione.

“Non deglutire”, le disse, “rilassa il collo”, continuò, chinandole lentamente il capo verso di lui. Una copiosa quantità di saliva trasparente fuoriuscì stavolta dalla sua bocca, scivolando ai lati dell’inguine e provocandogli un piacevole solletico ai genitali.

Lui la guardò dritto negli occhi, come per avvertirla che era arrivato il momento. Lei capì, e con un cenno impercettibile del capo si preparò abbandonandosi completamente.

Muovendo in avanti l’avambraccio spinse con decisione le dita fino a toccare le parti molli del palato, riempiendole completamente la bocca e provocandole un conato che riuscì a controllare con paziente maestria. Lo fece ancora, immobilizzandole stavolta la testa con l’altra mano per prolungare quella doverosa afflizione.


Continua...

 

Daniele

Bali - 2 Agosto 2017

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